Visualizzazione post con etichetta sulle laide precoci vie del meretricio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sulle laide precoci vie del meretricio. Mostra tutti i post

giovedì 29 settembre 2011

Sulle laide precoci vie del meretricio


(Foto di Francesca Anita Modotti)



Qualche volta sei stata bella, nel tuo vestito di paglia e catrame, con le lische di pesce abbondanti sul cuoio o su fredde esperienze ammarate. Qualche volta sei stata salvata, dal digiuno, con la pancia piatta per lontani e perduti lidi o con gli esempi aperti a ombrello, portati come si porta il cappello.  Sul vestito infilatoti a forza, con falsa disinvoltura, qualche volta hai condotto una guerra di sguardi e di occhi abbassati. Hai pianto, e le lacrime appese al naviglio hanno scoperto quale assurdo nasconde Milano. Hai pranzato, qualche volta hai pranzato. E nonostante questo hai conservato per me una pietanza. E lisciato un piatto nel ventre per offrirmene un giorno, casomai si fosse salvato del tempo dal nostro passato.  Qualche volta sei stata santificata, in drappi bianchi e azzurri con velli di lana e più sottili panni di lino. Con figli pescati dal torbido nulla, usciti dal luogo del sesso, da imeni sfondate a rovescio. Qualche volta sei stata macedone, altre volte a cavallo col seno mozzato. E tiravi di arco o cantavi al telaio. E cucivi e scucivi e parlavi e tacevi. Qualche volta hai sposato il primo cane bavoso, altre volte hai coperto le spalle di pelli pregiate. Sulle laide precoci vie del meretricio mi hai partorito, e di questo ti ringrazio. Qualche volta sei stata inutile,  ferma e muta sul confine del reame, con le torri di guardia e le sentinelle ritte e accese, o con i maghi bramosi e rinchiusi in sotterranei ciechi d’orgoglio. Qualche volta sei stata con me. Altre volte mi hai lasciato sognare da solo.