mercoledì 8 giugno 2011

Principio d'ordine - Il banchetto




Chiaro principio d'ordine fu bullicare.
Sorgenti, mestoli e troni.
Scese l'india a cercare il modo di cucinarci addosso una lettera rossa. Travestita di prato, discese.
Il vento, inesperto, masticava tabacco da pipa.
Lei, trovo' due scarpe slacciate abbandonate in mezzo al fango.
Ne disegno' il ritratto sul pure' e fuggi' contenta su in fucina.

Da quale lato preferiresti essere guardata? ti chiesi.
C'erano facce scure come fosse stato il mio funerale.
Se cerchi quelle e' perche' non vuoi essere creduta, ti dissi.

Col sole in fronte sfilavano invece, all'opposto, misteri meno ignoti e piu' buffi.
Se cerchi quelli, cerchi la conferma alla fine, e' sicuro, mi sbilanciai. E gia’ parlavo a me stesso. O gonfiavo un canotto salvagente, non saprei dire.
Ma avrei fatto bene a ricordare che sembrava d'essere al mio, non al tuo funerale.




Capisco: il sunto e' piu' lungo del testo originale.
Ma avevi tutto il diritto di prendere parte al banchetto. No... non in virtu' della quota versata, quanto piuttosto per quel vecchio principio secondo cui tu eri l'ultima arrivata, e nessuno di noi avrebbe dovuto mangiare un boccone, prima che l'ultimo venisse saziato.
D’altronde e' anche vero che arrivasti con molto ritardo. E devi ammetterlo, con un ghigno poco accomodante sul viso scomodo.
Uno scomodo a cena, fu opinione generale, non bisognerebbe mai invitarlo.

Comunque sia, stare a quella tavolata era un po' come stare al mio funerale. C'erano teschi scuri e teschi chiari. Poi il sole giro', e i toni si invertirono.
Non serviva fare battute con quella gente, ridere costava meno di niente. Si rideva dei segnaposto a forma di cero o delle candele spente a forma di patata o delle patate profumate di forno e ricotte dal sole. Si rideva di patate fesse, a forma di sudore. Dei nasi caduti dai visi scomodi. Delle narici dei gatti. Delle moine dei cani. Di 12 teschi che ridono di niente al tuo funerale.




La prima portata fu un piatto piano di ceramica bianca, decorato con due fili d'erba verde ed un fiore giallo.
Ricordo che mi domandai con quale coltello e’ bene spalmare l'aria sul niente.
Un commensale alla mia destra fece la voce grossa, pretendendo rispetto. Gli fece eco qualcuno alla mia sinistra, invocando disprezzo con il medesimo volume di voce.
Nascemmo miseri, pensai, e cio' che diventammo ognuno di noi l'ignora.
Spalancai il mio libro in attesa di tempi migliori. E tu, a me di fronte, spalancasti le gambe, che non lo vidi ma dalla fronte si capiva benissimo.

La mia fronte doveva essere altrettanto eloquente, malgrado il libro e la bolla nella quale stavo chiuso, visto che poco dopo ci ritrovammo dietro un platano frondoso, a pochi metri dal convitto.
E fu come scopare di nascosto nel cesso di un bar.

Rinvenni rapidamente e mi sollevai sulle ginocchia. Con le mani riallacciavo i calzoni, mentre strizzavo i bulbi per vedere distante.
Mi sembra che servano il secondo, dissi infine rialzandomi.




La seconda portata fu una coppa d'argento antico, una sorta di piccola zuccheriera col coperchio, scostato il quale, una boccata di fumo fuggiva verso il cielo, cercando di evitare i piu' brutti.
Tutti ne fummo sorpresi. Alcuni riuscirono a respirarne una parte col naso. Altri con angoli deformati delle bocche. Altri ancora si videro scartati di netto, come se un grande aspiratore si fosse acceso improvvisamente sopra le loro teste. Ad altri, invece, il fumo sembro' indugiare tra petto e gola. E poi lento salire di li' ai capelli.
A questi, e a me tra loro, fu possibile aspirarne con consapevolezza in lenta boccata e ricacciarne dal naso, mantenendo un'aria composta e falsa
 Un’ignorante supponenza.
A te, infine, il fumo si fermo' come corona di nuvole all'altezza del naso adunco, celandoti tra mento e fronte. Sembravi il monte dove abitano gli dei.

Ricordo che mi chiesi se anche al tuo gusto, quel fumo, sapesse di sterco.

Ma ci pensi che quelli lo chiamarono TERRORE? Te ne uscisti pero', mentre io ancora pensavo ai campi concimati e alle vacche attorniate di mosche. Le code scacciavano sciami, e tu parlavi. Era vero, mi convinsi, cio' che dicevi. Quelli, i francesi, venivano da secoli di guerre e sfruttamento. Di oppressione e sconforto. E nonostante cio', definirono il prodotto dell'illuminismo tradotto in politica, TERRORE. Io capii che mi stavi proponendo come necessaria una fuga nel romanticismo. Ero tuo prigioniero e non lo sapevo? mi lasciai sfuggire.
Mi lasciasti sfuggire. In barba ai mille morti che la nostra guerra aveva disseminato sull'arenile d'agosto.





Fu cosi' che abbandonammo la tavola. Ma senza sotterfugi, stavolta. Mi alzai e fuggendo ritornai. Ti porsi la mano, e tu la prendesti. Col sorriso ti sollevasti dall'olimpo dei tuoi dei. E insieme ci allontanammo, oltre l'orto e la strada, dove il rivolo di un canale spento si nascondeva dietro al fienile.
Nel giallo dicesti, romantico, non agreste. E con la mano andasti sfiorando ogni cosa. Le balle di fieno divennero mura al chiarore di una luce soffusa, che penetra da finestre e tendaggi rimbalzando sulla notte. Poi ti chinasti a baciare il pavimento. Flessuosa ti richiudesti in te stessa, prima sulle punte dei piedi, poi con lo stinco aderente al suolo, e ancora i polpacci ad incollarsi alle cosce e la pancia richiusa al bacino, e la bocca a mangiare polvere e paglia. E polvere e paglia, a far diventare un letto. Ed in mezzo a lenzuola e coperte, a farti sollevare. Fino a mostrare la tua sagoma incastonata in un pieno mobile che morbido respira.

La terza portata la sognammo, dormendo abbracciati sfiancati. Arrivo' servita su porzioni di alveari dove ancora fumanti ruggivano le api. E sognando le sentimmo lavorarci nel petto. 

Intorno, a voler guardare, 12 teschi ridevano del solito niente. Dei segnaposto a forma di cero, delle candele spente a forma di patata, delle patate profumate di forno e ricotte dal sole.  E dei nostri cuori, come di quelli degli altri, spaccati e ridotti a pietanza.





fotografie di Francesca.A.Modotti




14 commenti:

  1. Allora che dire sono ancora a bocca aperta. Wow...ho letto tutto ed è splendido. Le portate sono drammaticamente stupende. Veramente...mi hai toccato dentro...! Niente più.

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  2. beh del resto... chiaro principio d'ordine fu "bullicare".. : )

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  3. bello leggerlo cosi',immagini comprese..sono diverse,suggestive.

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  4. eh.. vediamo come si sviluppa...

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  5. ps le immagini di Francesca sono "da panico" ve'? cercala in rete, ha anche un bellissimo video in concorso per un qualche premio. se non sbaglio il video si chiama eden.com.

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  6. macchè le immagini (sono FRANCESCA), le tue parole sono da respiro sospeso irreale immaginifico volo sul reale. Ti dò i miei occhi, sempre, se posso immergermi in queste parole.

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  7. principio d'ordine...davvero stupefacente... :-)

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  8. @FRANCESCA ...come potrei non approfittarne? : ))

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  9. @luisa da narkotika a stupefacente. diobono non mi scosto mai di un passo, pare.. : ))))

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  10. (infatti ti... spalleggiavo ; )) )

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  11. Un magnifico accostamento di immagini e parole :)
    Complimenti

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  12. @Artemisia1984 ...un buon inizio..

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