(Fotografia di Eri Haka)
“piu' ne mandi giu' piu' ti tira su”
Ah che
dolore Dottore, mi duole qui, proprio qui accanto al buco del sudore. Mi fa un favore?
Mi prezzola l'intervento così che io sappia di che morte dovrò morire? Come?
Cerchi di capire, so bene che non son venuto qui per passare a miglior vita,
sarebbe osceno crederlo, sarebbe osceno anche solo immaginarlo. Da questo odore
di farmaco e detergente, da questo odore di sterile, di niente, come poter
immaginare caroselli storti nel cervello e poi dritti nel rispetto del tempo?
Neanche un orco potrebbe. Come dice? Sono scemenze queste? E io sono in
ritardo? Avrei dovuto anticipare il male e venirLa a cercare prima che si
palesasse? Ma non vede che già adesso tremo appresso a dubbi e incertezze che
no, non sono carezze, non sono bretelle scariche di peso. Ho una cintura, non
vede? No, non è di castità, sta solo attorno al cuore. Certo, in fatto di
sentimenti ho perso la chiave. Lei dice che me la può ridare? Ah no? Ha solo
aspirine? E qualche pasta di litio carbonato per gli incubi in arretrato? Ma sa
che penso? Ho pagato tutti i debiti man mano che vivevo. O meglio, quel che io
chiamo giorni voi lo chiamate credito. E non ho séguito. Mi guardi, cosa me ne
frega di succhiare caramelle dal palmo della Sua mano? Dice che sono un
villano? Che sono in pericolo? Che sono una minaccia per la Sua stabilità
economica? Per la mia stabilità emotiva? Per il governo, per l'inferno, per la
singola scaramuccia languida di due innamorati scemi che non sanno, che non
vedono? Ecco, mi renda almeno la mia cecità. Un barattolo con sali di piombo,
per cortesia. Si tenga gli antidepressivi e mi lasci la geografia. Come dice?
E' il delirio che invoco? E' il demone che nego? Faccia il favore... mi prenda
sottobraccio e mi accompagni di fuori. Le mostrerò un fabbro abile a scardinare
lucchetti e margini di ferro incandescente. Va bene? E poi si rassegni, sono un
perdente, una infezione. Un effetto collaterale col chiodo fisso per
l'evasione.
