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venerdì 21 ottobre 2011

Un po’ porno – Il fantasma di Mozart



(Foto di Francesca Anita Modotti)


"[...] sono solo 10 anni piu' vecchio"
(Centro Sociale Trakkignani)



Mentre si preparava la marcia su Roma, qualcuno pensò bene di consultare dei musicisti diplomati al conservatorio, in modo tale da avere come supporto, almeno teorico, gente che sapesse se non altro dove sta di casa Mozart. Sfortuna volle che Mozart all'epoca fosse già uscito da un pezzo, per andare a morire, e che adesso risiedesse in una non meglio specificata località probabilmente in condominio con altri osannati spettri. Inoltre risultò, da breve indagine storica, che anche la marcia su Roma qualcuno l'avesse già organizzata in passato. E proprio a voler essere severi nel giudizio, ma giusto per quel po' che se ne può avere, di giudizio, non dovremmo oggi evitare, raccontando, di sottolineare altri fatti incresciosi, altre coincidenze se non proprio rilevanti almeno curiose, assonanti. Come ad esempio il fatto che degli anarchici parteciparono anche ai primi fasci di combattimento. Che sì, è vero, quelli non furono la marcia su Roma. Ma del resto nel nome dell'evento, da come l'ho citato, già s'evince che se c'è scritto un "primi" non potevano essere, quei fasci, i secondi, né i terzi, né gli ultimi. Né appunto quelli della famosa marcia. E mentre si preparava questa lunga e nuova passeggiata sotto il sole della capitale, annualmente al Federale accolite di camerati neri si riunivano a festeggiare quell’antico anniversario, a ogni scadenza, come secchi annoiati dal riso alla gola che applaudono in balera Gigione e Loris Donatello. Comunque, in vista della marcia a cui avremmo partecipato perché la mania di presenzialismo l'ereditammo da un pavloviano condizionamento scolastico, ci rivolgemmo tutti grandi sorrisi, dichiarandoci la reciproca assenza di stima. In particolare mi parve fenomenale come gente che si metteva la bandiera rossa e nera addosso si dichiarasse alfine persino socialista, si offendesse a essere definita milanista, ma poi in finale altro non fosse che questo. Grotteschi mandrilli da pesce sega infatti giravano in tondo nella vasca, proprio mentre noi andavamo a sta' marcia. Un manipolo di qualche cosa avrebbe campeggiato in parlamento, forse proprio come gli aquilani dopo il terribile terremoto fecero nelle tendopoli. O più verosimilmente come Gioacchino il frikkettone, un pantalone stracciato imbottito di soldi e due mani a pennello, aveva fatto allo svincolo di Arezzo. Solo che sta volta era a Roma. Ecco, sapete cosa c'è? Se il richiamo lo fa un pastore le pecore corrono. Se invece le pecore corrono ad altro richiamo, sempre un pastore spunta. Uno un pelino intelligente diceva infatti, anche se compagni miei, non vi starà simpatico quel cervello, che gli strumenti esistono grazie alle relazioni tra gli individui. Ebbene, fardelli miei, non resta che cambiare tipo di relazione, e non stile di fischiata al raduno. Adesso mi direte che sono un maestro e che chi mi credo di essere e che sto sul monte e tiro sassi. Bene ragazzi, probabilmente un sollevamento sulle ginocchia, o un po' di zucchero al cervello, renderebbero me meno solo in questa normalità che voi chiamate supponenza, che altri chiamano intelligenza e che io chiamo sconforto. Perché ok, datemi anche torto, ma quale convenienza c'è ad andare dove le telecamere ci riprendono, un fine settimana? Partecipiamo ad un reality forse? Stimo quasi di più chi è talmente ottuso da continuare a lavorare, guardate... Vabbe’, dai Leave Me Alone, senza esagerare… Che poi va bene, se è per ridere, eccoci qui. Tutti pronti. L'ironia non mi verrà a mancare nemmeno quando lunedì vi richiameranno il dovere e l'ufficio nel quale vi toccherà rientrare. Ancora a parlare di libertà, a fanfaronare  di scansare il giogo macinando dell’argilla. E intanto il tempo passa, e la cancrena è l’unica cosa che v’assomiglia. Un cadavere col pannolone. Nessuna proposta, nessuno spazio concesso, nessuna apertura, nessuna occasione. A chi tocca nun se ngrugna vi dirò domani, muli e consumisti, ipocriti, fasulli, scassati, e infatti non siete mai stati ingrugnati. Al limite indignati. Con la mascella pronta a inventare bugie, allucinazioni, manie di persecuzione, a declassare, a totalizzare il moto inconsulto, l’onda che vi spaventa. A denunciare. Incapaci a campare. A sperare.  Esseri grotteschi, risibili, tristi. Mentre si preparava la marcia su Roma qualche altro pensò di guastarvi la festa. Per mettere stesa al sole e bene in vista la vostra impotenza.